Pier Vittorio Tondelli e “Gangsta Rap”

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Venerdì 2 dicembre, ore 17.30, al Teatro del Forte di Torre Pellice (via al Forte 3), “supplemento 1.0″ si apre con un omaggio (a ingresso gratuito) a un grandissimo della letteratura italiana. ‘Sentiremo un richiamo e… Il sound di un’epoca. Pier Vittorio Tondelli a 20 anni dalla morte’, con Enos Rota, scrittore e amico di Tondelli.

Pier Vittorio Tondelli muore di AIDS  il 16 dicembre di 20 anni fa. A partire dal romanzo di culto “Altri libertini”, passando per “Un weekend postmoderno”, fino a “Camere separate”, come nessun altro Tondelli seppe raccontare miti, illusione, ritmi e malinconia dei giovani italiani degli anni ’80. Dando voce ai giovani scrittori creò il progetto “Under 25”.

Pier Vittorio Tondelli nacque a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, il 14 settembre 1955. Nel 1974, finiti gli studi liceali, si iscrisse al DAMS di Bologna frequentato da altri talenti in erba quali Andrea Pazienza e Gian Ruggero Manzoni. Nel 1980 venne pubblicato il primo romanzo, “Altri libertini”, ma appena venti giorni dopo l’uscita, venne posto sotto sequestro dalla Procura de L’Aquila, per immoralità. Nel 1982, pubblicò il secondo romanzo: “Pao Pao”. Nel 1985, arriva il terzo romanzo “Rimini” che gli assicurò un nuovo successo tra i lettori, Tramite Linus diede il via al Progetto Under 25, con lo scopo di concedere spazio ai giovani scrittori e tramite cui vennero lanciati scrittori come Giuseppe Culicchia e Silvia Ballestra. Divennero sempre più frequenti, intanto, i viaggi in Europa, tra Parigi, Amsterdam e Berlino. Nel 1989 pubblicò il suo ultimo romanzo: “Camere separate” e nel 1990 uscì il primo volume di “Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni ottanta” in collaborazione con Fulvio Panzeri, raccolta di tutta l’opera letteraria, saggistica e giornalistica di Tondelli. Verso la fine dell’estate del 1990, Tondelli venne ricoverato all’ospedale di Reggio Emilia, affetto da AIDS. Tuttavia, tenne questa notizia sotto stretto riserbo. Morì il 16 dicembre del 1991, a 36 anni.

Alle ore 21.15 un nuovo evento, sempre al Teatro del Forte (ingresso 3 Euro): ‘Ho ascoltato le stazioni radio sbagliate’ Scuola e hip hop in ‘Gangsta rap’ di Benjamin Zephaniah.

- Mia Vujovic: letture

- Deka DK Mohamed: letture e freestyle

- Andrea Ughetto (traduttore e curatore): presentazione e commento.

- Bunna (Africa Unite): letture e commento

“Gangsta Rap” è ambientato nel mondo della musica rap. È la storia di Ray, Prem e Tyrone, tre ragazzi  londinesi accomunati dalla passione per questo tipo di musica che, dopo essere stati espulsi  da scuola, vengono inseriti in un programma sociale che permette loro di completare comunque gli studi ma affiancandoli ad un progetto musicale. Benjamin Zephaniah, poeta e musicista autore del libro, ha rifiutato l’onorificenza dell’Order of the British Empire affermando: «L’impero mi ricorda la schiavitù, centinaia di anni di brutalità, mi ricorda che i miei antenati furono razziati e brutalizzati».
Benjamin Zephaniah (1958) è uno scrittore e poeta dub britannico di origini giamaicane. Zephaniah è nato e cresciuto a Handsworth, un distretto di Birmingham. All’età di 15 anni la sua poesia era già conosciuta dalla comunità afro-caraibica di Handsworth.[3] Più tardi, ricevette una condanna per furto con scasso, passando un breve periodo in prigione. All’età di 22 anni si trasferì a Londra in cerca di un pubblico più vasto e variegato. Divenne membro di una cooperativa di lavoratori, permettendogli di pubblicare il suo primo libro di poesia nel 1980. Seguirono le raccolte di poesie The Dread Affair: Collected Poems (1985) , Rasta Time in Palestine (1990), Too Black, Too Strong (2001) e We Are Britain! (2002). L’album Rasta, al quale parteciparono The Wailers nel loro primo lavoro in studio dopo la morte di Bob Marley, così come il tributo a Nelson Mandela, gli fecero guadagnare prestigio internazionale. Nel Novembre 2003, Zephaniah scrisse al The Guardian di aver rifiutato il riconoscimenta dell’OBE dalla regina Elisabetta II poiché quel premio gli ricordava “come le mie ave furono violentate e i miei avi schiavizzati”.